La rete delle scuole ristrette – Comunicato stampa

Le difficoltà del fare didattica in carcere si sono aggravate notevolmente nel periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Pubblichiamo il Comunicato stampa redatto dalla Rete delle scuole ristrette.

Il carcere al tempo del COVID-19

I docenti della rete delle scuole ristrette, alla luce dei provvedimenti sanitari presi nelle carceri, che stanno creando tensioni e rivolte all’interno di numerose istituzioni penitenziarie, sono molto preoccupati per i propri studenti e i detenuti tutti e, in considerazione degli ulteriori problemi che la sospensione delle lezioni sta comportando in una situazione di così grave limitazione delle libertà personali, ritiene di dover intervenire nel merito, sottolinenado alcune contraddizioni e proponendo alcune soluzioni da porre all’attenzione dei due ministeri interessati, MIUR e Ministero della Giustizia.

Come anche altre autorevoli fonti hanno sottolineato (Mauro Palma- Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà personale- Patrizio Gonnella- Presidente di Antigone) in una situazione di così eccezionale emergenza bisogna, infatti, tutelare la salute di tutti, ma bisogna anche rispettare i diritti fondamentali delle persone.

L’attuale sovraffollamento non permette, invece, il rispetto delle misure sanitarie imposte al resto dei cittadini e delle cittadine italiani/e e i provvedimenti presi (sospensione della didattica, sospensione delle attività di volontariato, di corsi, progetti e, in ultimo, ma non certo per importanza, limitazione e/o sospensione dei colloqui con familiari ), stanno provocando isolamento e ulteriore senso di esclusione.

Per questo motivo riteniamo necessario entrare nel merito della questione chiedendo innanzitutto di far utilizzare ai detenuti che ne siano nei termini, la fruizione delle misure alternative alla detenzione (in base agli strumenti normativi già in essere) in modo da rimandare a casa (perché ne hanno diritto) un numero significativo di persone e lo chiediamo nell’interesse congiunto dei detenuti e degli operatori che quotidianamente lavorano nelle strutture penitenziarie.

In particolare i docenti che insegnano nei percorsi di istruzione nelle carceri ( di primo e di secondo livello) chiedono:

  • Per la didattica. Poiché quasi in nessun istituto penitenziario c’è una reale possibilità di collegamento online con gli studenti ristretti (a meno che improvvisamente non si riesca a risolvere ora l’annosa questione) le soluzioni ipotizzabili riguardano: la garanzia che tutti possano accedere gratuitamente ai servizi di posta elettronica, la registrazione di lezioni, parte di lezioni, schemi, indicazioni operative, compiti da far svolgere, schemi da utilizzare, da inviare online o da consegnare tramite le scuole di riferimento all’area educativa; oppure stampa dello stesso materiale, con chiarimenti operativi e fotocopie da consegnare e far recapitare direttamente agli studenti dei corsi attraverso personale interno;
  • Per la giustizia. Un aumento dei colloqui telefonici, facendoli diventare quotidiani e non settimanali, potenziandoli ove possibile con colloqui via skype, un’informazione costante e puntuale, con l’ingresso giornaliero di più quotidiani per approfondire le varie problematiche che stanno emergendo e non ricorrendo solo al mezzo televisivo e ai notiziari, ma mettendo in condizione i detenuti di poter frequentare liberamente le Biblioteche di reparto e le Biblioteche centrali degli istituti, per poter leggere, continuare a studiare quanto svolto sino ad ora nei programmi, approfondire le tematiche relative alla situazione determinata dalla diffusione del covid-19 per evitare allarmismi e diffusione di notizie false e non controllabili.

Per la Rete delle scuole ristrette
Anna Grazia Stammati

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